BRUGNOLETTI Il Presidente a 360°: “Giocare a Roma col marchio Roma è qualcosa di spettacolare. Avanti con i giovani. Puntiamo sul settore giovanile e sulle scuole’

Presidente, il 6 ottobre inizia una nuova avventura per lei, con un nuovo marchio, quello prestigioso della Roma Calcio a 5…  “Per noi è cambiato molto: tanti anni di attività di calcio a 5 a livello Nazionale nel nostro paese di origine, Orte, col marchio B&A Orte, avere acquisito il titolo della Roma Calcio a 5 e giocare con i colori giallorossi per noi non è una novità semplice, marginale o solo di colori. È stata una scelta importante e decisiva che abbia un senso anche per il futuro. Noi riteniamo che questa scelta possa dare continuità per il futuro e crescere tutti insieme in modo coerente e solido”.

Credo che tutti in società conoscano lo stemma che portano sul petto; da quando è nato, il calcetto è entrato sotto l’egida della Lega Nazionale dilettanti nel 1983 e i primi due scudetti sono stati vinti dalla sua Roma… “Forse è uno degli attaccamenti alla maglia che c’è in Italia perché anche squadre di calcio o altri marchi hanno una diffusione Nazionale ma poco radicamento nella città. Roma ha una diffusione Nazionale ma un radicamento nella città di Roma ed è una cosa spettacolare. Per cui i ragazzi hanno assolutamente chiaro che portano una maglia che non è uguale a tutte le altre e hanno un marchio che non è uguale a tutte gli altri, quindi c’è una responsabilità importantissima dal Presidente fino all’ultimo dei ragazzi, che ci fa quasi tremare i polsi. Per noi questo è l’anno zero cercando di consolidarci a Roma quest’anno e poi il prossimo anno inizieremo più solidamente”.

Nell’organigramma della società c’è il nome di Marco Ciardi, il più longevo Presidente del Calcio a 5 che ha portato per 36 anni la Roma in auge vincendo 2 scudetti… “La cosa bella è stata che noi abbiamo fatto un accordo con la vecchia dirigenza, che nasce appunto dall’iniziativa della famiglia Viola e che ha vissuto tutti questi anni con il marchio e con i colori giallorossi… Marco Ciardi rimarrà come Presidente Onorario, ma anche i suoi storici collaboratori e dirigenti rimangono della partita. A noi fa piacere tantissimo perché non volevamo entrare a gamba tesa come nuovi e che volevamo approfittarci e prendere in mano una cosa non nostra. Il marchio non è nostro, il marchio non è nemmeno di Marco Ciardi; è della Città di Roma e quindi il fatto che tutta la vecchia dirigenza, da 35 anni, abbia portato avanti con grande sacrificio questa iniziativa e rimanga dentro lo staff dirigenziale, per noi, non era tanto motivo d’orgoglio ma una condizione essenziale per dar, appunto, continuità. Noi vogliamo continuare quello che c’era e dare forze fresche per portarla, magari, ai palcoscenici che il marchio Roma merita”.

Il sogno, l’ambizione e l’obiettivo… “Noi continuiamo con l’obiettivo che avevamo con l’B&A Orte, che era quello di fare un settore giovanile il più importante d’Italia e ci siamo anche riusciti in quanto l’anno scorso abbiamo vinto il titolo Nazionale Under 21. Sono 2 anni che giochiamo con tutti i ragazzi Under 21 prima e Under 19 poi in prima squadra, e quindi il nostro obiettivo è di far sì che la nostra squadra sia la più importante nel settore giovanile. Per far questo vogliamo che i ragazzi giovani abbiano la possibilità di giocare in prima squadra, giocare il campionato dell’A2. L’obiettivo adesso è chiaro: avendo il marchio sul petto, la Lupa con i due gemelli Romolo e Remo, nel giro di qualche anno vorremmo ritornare in serie A. Non vogliamo venir meno alla mission che ci siamo dati, quella di fare un settore giovanile importante ma anche di far sì che la nostra sia una rete importante con le affiliazioni, sia un punto di riferimento per molte società giovanile di calcio a 5, a Roma, nel Lazio, ma anche al di là dei confini laziali; Pur rimanendo fermi nell’obiettivo di puntare molto sul settore giovanile però è chiaro che il marchio Roma naturalmente alla fine ti porti a stare in serie A. Se troveremo soprattutto partner commerciali, imprenditori ma anche gli addetti ai lavori che vogliano essere coinvolti abbiamo le porte non aperte ma stra-perte a tutti quelli che vogliono entrare a far parte della famiglia Roma. Se avremo un’organizzazione tale che ce lo permetta sarà sicuramente Serie A”.

Affiliazioni, scuole calcio…. il merito è di Cignitti, Di Vittorio e Masella… “Soprattutto di Mirko Cignitti; è lui che segue in prima persona le affiliazioni e sta lavorando in modo eccezionale. Ovviamente con l’aiuto di Gianluca e di Chiara però diciamo il merito va tutto a lui e anche la persona che ci ha fatto da “trait d’union” con Marco Ciardi e che ha anche giocato con lui qualche anno. È una persona che nasce col mondo Roma e sta curando le affiliazioni. In pochissimi mesi ha fatto 13 affiliate senza nemmeno essere usciti pubblicamente perché faremo la conferenza stampa di presentazione della squadra  lunedì 1 ottobre alle 19. È l’obiettivo che ci siamo preposti: diventare un punto di riferimento di scuole calcio a 5 come ho detto poc’anzi”.

Oltre Ciardi della vecchia dirigenza, anche Galgani e Patrucco... “Si sono entrambi due “ragazzi”…

Si due ragazzi…  “Si si due ragazzi (ride, ndr) perchè l’entusiasmo che ci stanno mettendo, e mi ci metto pure , anche io sono ragazzo, perchè aldilà del dato anagrafico noi abbiamo purtroppo un’età psicologica molto bassa (ride, ndr). Mi sento un diciottenne e spero anche loro lo siano… avendo a che fare con ragazzi di diciotto diciannove anni è più facile entrare in contatto con loro. Comunque si, ci stanno dando una grandissima mano, sono due dirigenti storici del calcio a 5. La nostra ambizione, il nostro desiderio è quello di entrare, a tutti gli effetti, nella grande famiglia Roma. D’altronde anche altre società hanno anche altri settori, altre discipline sportive e per questo noi vorremmo che il calcio a 5 sia nell’orbita della Roma Calcio come disciplina “articolare”.

Cosa va e cosa non va, per lei, in Federazione e cosa consiglierebbe?  “Io sono sette-otto anni che sono nel calcio a 5 ma sono un Presidente molto atipico perché mi occupo molto poco dell’organizzazione della squadra, molto poco dei rapporti con la federazione, la divisione, per cui mi piace. Io faccio una professione che dal lunedì al venerdì e sabato incluso mi fagocita. La cosa che faccio è seguire i ragazzi anche in trasferta come svago nel weekend. Quindi non ho tante le idee chiare sull’organizzazione federale. Certo, e lo debbo dire, noto il fatto che purtroppo è uno sport poco seguito nei palazzetti, salvo qualche eccezione. Poco seguito in televisione ed è chiaro che abbiamo una grandissima difficoltà a reperire partner commerciali che ci possono sostenere. Alla fine le squadre hanno un costo, anche importante, e purtroppo non ci sono risorse economiche che possono supportare questa attività. Quindi si trovano mecenati, come mi ritengo io, perché sono tutte risorse mie finora, Mecenati, più o meno, che portano le squadre per qualche anno. II Pescara non è più iscritto e fino a qualche anno fa era la squadra di riferimento, l’Asti vince il campionato e non c’è più”.

Forse hanno fatto il passo più lungo della gamba. Non hanno avuto un progetto di crescita controllato? “Non mi sento di giudicare assolutamente gli altri ma sicuramente credo che abbiano “tentato” di fare delle cose importanti sperando di avere qualcuno dietro che magari supportasse e che è venuto meno. Il problema è questo. Dobbiamo fare in modo che il calcio a 5 sia un prodotto vendibile e se non lo è purtroppo viviamo e vivremo stagioni che possono durare qualche anno e poi finire. Io ho fatto una scelta tre anni fa quando dalla A2 la mia squadra vinse il campionato e doveva iscriversi in A1; io ho deciso di non iscrivermi al campionato. Ho deciso di ripartire dalla serie B e a distanza di tre anni sono contentissimo di aver fatto questa scelta e se avessi seguito quello che tutti mi spingevano a fare, cioè quello di andare in serie A sicuramente avrei fatto l’ultimo anno e non avrei avuto risorse e sarebbe stato un calvario. Io ho fatto questa scelta e abbiamo puntato sui giovani e questo tutto sommato è stato corretto. Ci sono costi di gestione importanti, ci sono anche trasferte importanti, i ragazzi vivono professionalmente questa attività, loro fanno solo questo e bisogna essere corretti nel rimborso spese e non lasciarli in difficoltà “.

Il Presidente Brugnoletti, appunto per questo, mette a disposizione degli appartamenti, non lascia questi ragazzi “per strada”… “Non solo. Abbiamo molti giovani che vengono da altre parti d’Italia, perché noi pensiamo di favorire soprattutto gli italiani a venir fuori su questo sport. Hanno anche un Tutor, facciamo anche il vitto cercando di fargli fare una dieta alimentare corretta. Curiamo anche questo particolare. Capiamo che sono ragazzi di 18 anni e che lasciano magari un paese del sud addirittura vengono dall’America Latina, dal Brasile, e allora abbiamo anche il compito di star loro vicino molto di più”.

Cosa si aspetta dalla squadra al debutto a Cefalù? “Io mi aspetto solo quello che riescano a calcare i campi; noi abbiamo un roaster giovanissimo. Abbiamo tutti ragazzi del ’98 e del ’99; non abbiamo nessun senior. Noi piano piano in questi tre anni abbiamo sempre scartato in progressione i grandi, prima tre poi due poi uno e quest’anno abbiamo deciso, rischiando, anche di togliere l’ultimo di esperienza che avevamo l’anno scorso. Mi aspetto solo che loro mettano in campo quella forza, quella veemenza che la gioventù da e non ci aspettiamo nulla di più che quello che possano mettere  e che hanno. Speriamo che durante l’anno ci siano anche delle soddisfazioni sportive. Però non carichiamo i ragazzi di responsabilità. L’obiettivo è quello di salvarci in A2 e se lo faremo sarà un grande risultato. Noi crediamo molto in loro perché diamo una grandissima opportunità, quella di calcare i campi importante, una serie importante, è un trampolino di lancio e speriamo nei prossimi anni viverla anche da protagonisti “.

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.